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7 cose che forse non sapevate su Goldrake

7 COSE CHE FORSE NON SAPEVATE SU GOLDRAKE

Il primo dei robottoni giapponesi a sbarcare in Italia e a tutt’oggi uno dei più amati. Soprattutto per chi va per (o ha superato) i cinquanta ed era già davanti a un televisore quando Goldrake è arrivato. Cambiando tutto, trasformando di fatto con un colpo di alabarda spaziale il mercato televisivo nostrano; testa di ponte di un’invasione fatta di guerrieri di metallo con le corna, armi lunghe sei metri, mostri nemici, pupazzetti, moto precipitanti nei burroni, 45 giri e mangiadischi, nostalgia. Ecco allora, dopo aver asciugato le lacrime ed esser smontati dal divano/scrivania/sedile dell’autobus su cui avete preso istintivamente a gridare “MAGLIO PERFORANTE!” come Romano Malaspina, sette cose che forse non sapevate su Ufo Robot Goldrake.

Goldrake

1. IL TERZO MAZINGA, DIVENTATO PRIMO

Prodotto dalla Dynamic Planning di Go Nagai e dalla Toei, UFO Robot Grendizer va in onda per la prima volta in Giappone il 5 ottobre del 1975, e conclude la sua corsa su Fuji TV dopo 74 puntate, il 27 febbraio del 1977. È il terzo capitolo della saga dei Mazinga, dopo Mazinga Z Il Grande Mazinga, e presenta il pilota del primo, Koji Kabuto, come spalla. In Italia, come noto, l’ordine di trasmissione è stato invertito: quando debutta su Rai 2 (allora Rete 2) un quarto d’ora prima delle sette di sera del 4 aprile 1978, nel contenitore Buonasera con…, per milioni di giovani italiani Goldrake è la folgorante porta d’accesso a un mondo allora sconosciuto. Solo tempo dopo avrebbero capito che l’Alcor di Goldrake, il Koji de Il Grande Mazinga e il Ryo Kabuto di Mazinga Z erano lo stesso personaggio, reso uno e trino dalle magie dell’adattamento dell’epoca. Ma come hanno preso i fan giapponesi, per cui Mazinga Z rappresentava e rappresenta ancora oggi quasi una religione e Grendizer/Goldrake poco più che un capitolo aggiuntivo di poca importanza, il declassamento sul campo di Koji Kabuto? La sua riqualificazione professionale, da eroe protagonista a pilota di un risibile disco volante? Non benissimo. Uno dei registi della serie, Tomoharu Katsumata, ha rivelato che alcuni fan imbestialiti hanno spedito al loro studio delle lamette. Beh, almeno non erano Boomerang Elettronici o Alabarde Spaziali.

2. IL PROTOTIPO E I SUOI DISCHI VOLANTI

Qualche mese prima, il 26 luglio del ’75, era arrivato nei cinema giapponesi Uchu Enban Daisenso, alias UFO Robot Gattaiger – La grande battaglia dei dischi volanti. Film lungo 28 minuti, nato per cavalcare la mania per gli oggetti volanti non identificati. Vi appariva già Duke Fleed/Actarus, sia pure con un costume leggermente diverso, soprattutto nei colori, ed erano presenti molto dei temi di Goldrake. Fu l’azienda produttrice di giocattoli Popy/Bandai a spingere per la produzione di una serie TV e a chiedere una serie di modifiche al robot, che contribuiranno a trasformare il tozzo robot Gattaiger in Grendizer. UFO Robot Gattaiger è stato proiettato anche nei cinema italiani quasi quarant’anni dopo, il 2 dicembre del 2014, nella seconda delle due serate speciali “Le notti dei Super Robot”, che includeva anche UFO Robot Goldrake contro il Grande Mazinga (1976). Esistono inoltre vari film di montaggio realizzati in Italia unendo più episodi, per cavalcare l’onda di Goldrake: Goldrake all’attacco, Goldrake l’invincibile e Goldrake addio. Ma anche Mazinga contro gli UFO Robot e Gli UFO Robot contro gli invasori spaziali, che fondevano vari mediometraggi giapponesi, come il succitato UFO Robot Goldrake contro il Grande Mazinga o Il Grande Mazinga, Getta Robot G, UFO Robot Goldrake contro il Dragosauro.

Atlas Ufo Robot

3. I NOMI “FRANCESI”: ATLAS E GOLDRAKE

Praticamente tutti sanno che il nome italiano con cui Goldrake venne presentato nel ’78, Atlas Ufo Robot, nasceva da un clamoroso errore. La serie arrivò in RAI attraverso la Francia, grazie a una società che si occupava dell’import di serie giapponesi, la Pictural Films di Jacques Canestrier. Come raccontano Marco Pellitteri nel saggio Il drago e la saetta e nella nuova edizione di Mazinga Nostalgia (2008 e 2018) e Massimo Nicora in C’era una volta Goldrake (2017), la brochure illustrativa sulla serie consegnata alla Rai dal venditore francese (Pictural Films, con la garanzia di Antenne 2) aveva in copertina il titolo “Atlas Ufo Robot”, dove “atlas” stava per “guida”. O, come suggerisce Marco – che ringrazio per la consulenza – forse il malinteso fu solo orale: “Voilà, ça c’est l’atlas Ufo Robot”. In ogni caso, in RAI adottarono il termine, incorporandolo nel titolo. Quanto a Goldrake, il nome giapponese Grendizer (pron: Gurendaiza) venne cambiato in Francia in Goldorak. Questo divenne a sua volta da noi Goldrake, che era casualmente il titolo anche di un fumetto erotico, una parodia per adulti di James Bond creata da Renzo Barbieri e Sandro Angiolini nel ’66. Dall’edizione francese arriva anche buona parte dei nomi diversi rispetto all’originale: Actarus al posto di Duke Fleed, Alcor, Rigel, Venusia, Hydargos… Il professor Procton in Francia era Procyon, ma siamo lì. Fa eccezione la sorella di Actarus, Phénicia oltralpe e Maria da noi, come in originale (Maria Grace Fleed).

4. LA GOLDRAKE MANIA E… LA SFIDA CON HARLOCK?

La RAI trasmise Goldrake in tre blocchi di puntate: le prime 24 dal 4 aprile al 6 maggio del ’78, altre 25 dal 12 dicembre al 12 gennaio del ’79, le ultime 22, dopo una sosta, dall’11 dicembre ’79 al 6 gennaio ’80. Sì, sommandole fa 71, perché furono lasciati fuori tre episodi (15, 59, 71). L’effetto di Goldrake fu, dicevamo, dirompente. Tutto lo Stivale venne attraversato da una Goldrake Mania, che produsse fumetti autoctoni, album di figurine, pupazzetti di gomma, soldatini, costumi di carnevale e gadget di ogni tipo. E che ogni pomeriggio ipnotizzava mezzo Paese con le voci di Romano Malaspina, Rosalinda Galli, Fabrizio Mazzotta, Giorgio Locuratolo, Armando Bandini… Era l’alba anche delle polemiche sui “cartoni giapponesi violenti”, incarnata dall’ormai famigerato articolo del deputato e giornalista Silverio Corvisieri, membro della Commissione di Vigilanza RAI, sulle pagine di Repubblica, nel gennaio del ’79: “Un ministero per Goldrake”. Le sue domande sull’educazione dei figli lasciata in mano alle produzioni giapponesi e americane, poste in un articolo in cui di fatto spiegava l’ininfluenza della commissione di cui faceva parte, impegnata in questioni di altra natura non meglio identificate. Potete leggere il suo intervento qui. Intanto, praticamente tutta la stampa italiana, dal Radio Corriere TV a Topolino, si getta in quegli anni a pesce sul fenomeno, sfornando articoli, speciali e dietro le quinte in cui campeggiano sempre i pupazzi di plastica di grandi dimensioni dei robot nagaiani.

Non senza incorrere spesso in un errore di prospettiva che oggi, a rileggere certe cose, fa tenerezza. Per giornalisti che di Goldrake non avevano mai visto una singola puntata, ma ne avevano probabilmente per forza di cose ascoltato solo la sigla, il robot giapponese era un essere senziente che probabilmente andava davvero a giocare su Marte, dopo aver trangugiato un’insalata di matematica. Il che spiega gli improbabili raffronti tra Goldrake (Goldrake, non Actarus) e altri eroi venuti subito dopo. In un articolo del Radio Corriere TV del settembre ’79, Capitan Harlock viene definito “un uomo privo della sicurezza di Goldrake”, ma “più uomo e meno macchina” di quest’ultimo. Meno macchina di una macchina: bella forza, oh.

5. I MANGA, IL FINTO SEGUITO E IL REBOOT

In ossequio al sacro principio della “multimedialità in ogni canale in cui sia possibile avventurarsi per far soldi” delle creazioni dell’entertainment giapponese, di Grendizer vennero realizzati parallelamente alla serie TV alcuni manga. Pensati per riviste per bambini come TV Magazine e TV Land e creati dallo stesso Go Nagai con altri autori (Gosaku Ota e Eiji Imamichi ai disegni). Nel 1976, Nagai realizza il manga Garla, in cui un eroe combatte a bordo del robot Big Daitan un esercito di invasori alieni e kaiju in stile Godzilla. Pare che il progetto fosse nato come seguito a fumetti di Goldrake, ma poi abbia cambiato pelle in corsa per la rottura dei rapporti tra Nagai e Toei per i diritti su Gaiking, con tanto di disputa legale che si trascinò per molti anni. A ogni modo, Nagai avrebbe ripreso il look del Big Daitan di Garla per un reboot di Goldrake, il manga del 2014 in cui l’autore riscrive la storia di Goldrake. In Italia è stato pubblicato da J-Pop.

6. LE SIGLE

Enorme fu il successo anche delle sigle di Goldrake, i cui 45 giri (Ufo Robot/Shooting Star e Goldrake/Vega) vendettero complessivamente oltre un milione e settecentomila copie. Il primo fu il diciottesimo singolo più venduto del ’78, arrivando a toccare la quarta posizione dell’hit parade. Ne venne realizzato anche un LP, Atlas UFO Robot.

Il gruppo che firmava quelle sigle, “Actarus”, era uno dei tanti nomi usati da Vince Tempera per gli ensemble di artisti con cui realizzava le sigle dei cartoni. I brani erano scritti dallo stesso Tempera e da Luigi Albertelli, e a suonarli erano musicisti del calibro di Ares Tavolazzi, Ellade Bandini, Massimo Luca, Renè Mantegna. Ai cori un giovane Fabio Concato.

Atlas Ufo Robot Goldrake

7. IL PRINCIPE CANTANTE E L’ASSO

Anche se a vederlo lì, con quei completini alla Elvis, il capello lungo e la chitarra, Actarus poteva sembrare ai tempi un po’ la risposta del pianeta Fleed al cantante Mal, l’eroe incarnava diversi tratti del cavaliere, della figura romantica del nobile guerriero. E non solo perché sì, si trovava a suo agio con i cavalli tanto da vivere in un ranch, ma perché Actarus è un principe in esilio, un soldato dal sangue blu. Il nome giapponese del personaggio è doppio: quello vero, Duke Fleed, e quello che usa vivendo in incognito sul nostro pianeta, Umon Daisuke. Il primo in originale non è scritto in kanji ma in katakana, l’alfabeto sillabico utilizzato per le parole straniere, a ribadire l’origine extraterrestre (e nobile) di Actarus.

Terminata Goldrake, il posto di Actarus e del suo robot viene preso nei palinsesti di Fuji TV, il 6 marzo del ’77, da un altro robot gigante, ma non di Nagai, che aveva come detto rotto il sodalizio con Toei. Si trattava di Danguard (Danguard Ace), l’unico robot gigante creato dal papà di Capitan Harlock Galaxy Express 999Leiji Matsumoto. Ma quella, come si suol dire, è un’altra storia…

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Barbie diventa un film con protagonista la stupenda Margot Robbie

  • Barbie Cinematown.it

Barbie, l’iconica bambola della Mattel, arriverà presto sul grande schermo e avrà il volto della bionda Margot Robbie, attrice e produttrice australiana che nel 2018 ha ricevuto la nomination all’Oscar per la sua interpretazione della pattinatrice Tonya Harding. L’azienda produttrice del giocattolo più amato da generazioni di ragazzine ha finalmente firmato un accordo con Warner Bros Pictures per la realizzazione del primo lungometraggio live-action di Barbie, con Margot Robbie nel duplice ruolo di attrice protagonista e coproduttrice della pellicola con la sua società Luckychap Entertainment Banner. L’attrice, che ne ha fatta di strada dai tempi del suo esordio in The Wolf of Wall Street nel 2013, si è dichiarata entusiasta di prendere parte al progetto:

Barbie promuove fiducia, curiosità e comunicazione nella auto-scoperta di una bambina. Per quasi 60 anni, Barbie ha permesso alle bambine di immaginarsi in ruoli vari, da una principessa a una presidentessa americana (riferimento alla versione ideata nel 2016 durante la campagna per le elezioni presidenziali). Sono onorata di assumere questo ruolo.

Ynon Kreiz, l’amministratore delegato e presidente di Mattel, ha dichiarato in una nota:

Barbie è uno dei marchi più noti al mondo e siamo entusiasti di essere partner con Warner Bros. e Margot Robbie per portarla sul grande schermo.

Un film live action di Barbie era in progetto da tempo: la protagonista doveva essere Anne Hathaway, poi sostituita con Amy Shumer, e infine con Margot Robbie, il cui aspetto è sicuramente più simile all’immagine specifica del personaggio. La storica bambola compirà 60 anni il prossimo marzo, regalandoci il primo live action annunciato da Mattel Films, diretta dal produttore nominato all’Oscar Robbie Benner, e la prima collaborazione in assoluto tra Mattel e Warner Bros. Pictures. Margot Robbie tornerà ad essere Harley Quinn nello spinoff Birds of Prey, ma prima sarà Sharon Tate nel film Once Upon a Time in Hollywood di Quentin Tarantino e vestirà i panni della regina Elisabetta I nel film storico Maria, Regina di Scozia, in uscita nelle sale italiane il 17 gennaio. Per ammirarla nel ruolo di Barbie, invece, dovremmo aspettare il 2020.

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Hogwarts Express: parte da Genova il treno di Harry Potter

Hogwarts Express: parte da Genova il treno di Harry Potter

Un viaggio magico per aspiranti maghi e streghette, in partenza dal binario 9 e 3/4 della stazione di Genova Manin

Preparatevi a un viaggio indimenticabile: sta per partire dal binario 9 e ¾ il treno in direzione Hogwarts! Il primo e unico treno magico italiano è il Genova Hogwarts Express, protagonista di un evento organizzato da Avventure Cittadine Genova per andare alla scoperta di pozioni e incantesimi da veri Potterheads.

Venerdì 1 novembre caricate la vostra valigia con tanti oggetti magici e indossate il mantello: bisogna farsi trovare pronti alla Stazione di Genova Manin alle ore 11.45.

Non preoccupatevi se avete già trovato sold out: sono state aggiunte le date di sabato 2 e domenica 3 novembre. Durante questi giorni, il trenino di Casella si trasformerà per un giorno nel famoso mezzo di locomozione che ogni anno portava il maghetto con gli occhialini tondi più famoso al mondo, l’iconico Harry Potter, nella sua scuola di magia e stregoneria. E, trasformandosi, vi farà vivere un’esperienza davvero indimenticabile.

 

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Le bacchette in città

Ecco le città italiane che ospiteranno le bacchette di Harry Potter! Ma le sorprese non finiscono

Le bacchette di Harry Potter e Animali Fantastici arrivano anche in Italia. Sono nove le città che ospiteranno le installazioni.

Le bacchette di Harry Potter e Animali Fantastici arrivano anche in Italia! A novembre uscirà il secondo capitolo di Animali Fantastici: I Crimini di Grindelwald e per l’occasione la Warner Bros. Entertainment Italia accenderà nove bacchette in altrettante città italiane. L’evento è intitolato Animali Fantastici Fan Event – Accendi la magia.

Prima tra tutte sarà quella di Lucca in piazza San Michele, in occasione delLucca Comics & Games 2018. La riproduzione supererà i cinque metri e rappresenterà la bacchetta magica di Newt Scamander, protagonista della nuova saga cinematografica. L’installazione sarà inaugurata sabato 3 novembre durante la manifestazione.

Insieme a quella di Lucca, in altre 8 città di tutta Italia, altrettante bacchette si illumineranno in contemporanea, per celebrare l’ennesima magia creata da J.K. Rowling.

Le bacchette di Harry Potter e Animali Fantastici in Italia – Quali città?

Oltre a Lucca, le città che ospiteranno l’evento del 3 novembre saranno Roma, Milano, Napoli, Torino, Firenze, Genova, Bergamo e Perugia. Alle ore 18.30 in contemporanea, le installazioni delle bacchette si accenderanno. Alcuni dei partecipanti inoltre potranno partecipare a un contest per vincere una bacchetta in formato reale! Le installazioni giganti in ogni città corrispondono a una diversa bacchetta:

  • Milano, piazza Cadorna ospiterà la bacchetta di Albus Silente;
  • Roma, via del Corso (Largo dei Lombardi) con la bacchetta di gellert Grindelwald;
  • Napoli, Piazza Trieste e Trento con la bacchetta di Harru Potter;
  • Lucca, durante il Lucca Comics & Games 2018 in piazza San Michele, con la bacchetta di Newt Scamander;
  • Torino, foyer dell’UCI Torino Lingotto, con la bacchetta di Voldemort;
  • Firenze, foyer dell’UCI Luxe Campi Bisenzio, ospiterà quela di Ron Weasley;
  • Genova, foyer dell’UCI Fiumara, con la bacchetta di Queenie Goldstein;
  • Bergamo, foyer del cinema UCI Cinemas Orio, con la bacchetta di Hermione Granger;
  • Perugia, foyer del cinema UCI Perugia, ospiterà la bacchetta di Tina Goldstein.

Per partecipare sarà necessario compilare un form sul sito della Warner Bros e indicare la città di interesse. I primi 2.300 che si registreranno parteciperanno in automatico all’evento e tra questi, 90fortunati vinceranno una bacchetta magica. I vincitori riceveranno quella di Silente, Grindelwald o Newt.

La comunicazione con tutti i dettagli e i nomi dei vincitori avverrà in data 30 ottobre 2018. Il regolamento precisa che il concorso è riservato agli utenti residenti o domiciliati nelle città di Roma, Milano, Lucca, Napoli, Perugia, Genova, Torino, Bergamo e Firenze.

La fonte che riporta la notizia è l’Ufficio Stampa della Warner Bros. Pictures e l’Ufficio Stampa di Lucca Comics & Games, che quest’anno si terrà dal 31 ottobre al 4 onovembre.

Anche a Londra è stata creata un’iniziativa simile, in cui delle bacchette magiche giganti illuminano la città capitale del Regno Unito.

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Il primo articolo di mio figlio – Biografia di Daniel Jacob Radcliffe in arte Harry Potter

Daniel Jacob Radcliffe

 

Daniel Jacob Radcliffe è noto per aver interpretato Harry Potter, uno dei film più belli (secondo me) e conosciuto nel mondo.

Nasce a Londra il 23 giugno 1989 da Alan George Radcliffe agente letterario con un passato da attore e dalla madre Marcia Jeannine Gresham agente di casting.

A 16 anni diventa il più giovane non-reale che sia mai stato in un ritratto nella celebre pinacoteca National Portrait Gallery di Londra.

Nel 2000 Daniel partecipa al provino per il film Harry Potter e viene preso come protagonista principale.

Con i suoi amici più fidati, Hermione, Ron, Hagrid, Albus Silente e la professoressa McGranitt il piccolo maghetto è impegnato da oltre 17 anni in film di enorme successo.

Nel 2001 interpreta il film Harry Potter e la pietra filosofale, nel 2002 Harry P

Harry Potter e gli Ippogrifi

otter e la camera dei segreti, nel 2003 Harry Potter e il prigioniero di Azkaban nel 2004 prosegue il suo successo con Harry Potter e il calice di fuoco, nel 2005 esce Harry Potter e l’ordine della fenice, nel 2006 Harry Potter e il principe mezzo sangue e nel 2007 gli ultimi due film Harry Potter e i doni della morte parte 1, invece nel 2008 esce Harry Potter e i doni della morte parte2.

Daniel oltre che nel cinema è impegnato anche in tv e in teatro.

È un grande appassionato di poesie ed è fidanzato con l’attrice Erin Darke conosciuta sul set del film Giovani ribelli.

Sperando di rivedere Daniel nel prossimo capitolo Harry Potter e la maledizione dell’erede gli auguro che il suo successo continui per lungo tempo.

 

 

Alex Pino d’Astore

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Mazinga Z – The movie

“Mazinga Z – The Movie”, il primo teaser del trailer

Sono solo pochi fotogrammi, si intravede appena la testa di uno dei robot più amati dalla generazione dei quarantenni di oggi eppure bastano a far scalpitare tantissimi fan del genere!

 

Il filmato è stato presentato allʼAnimeJapan2017

Sono troppo poche le immagini rilasciate per dare dei giudizi ma le informazioni non tarderanno ad arrivare.

Proprio Go Nagai era tra i padrini della presentazione durante la convention giapponese. Insieme a lui anche i doppiatori Showtaro Morikubo e Ai Kayan, che nel film daranno voce a Koji Kabuto e Sayaka Yumi.

Ai Kayano e Showtaro Morikubo all’AnimeJapan 2017

Il progetto del film è stato messo in cantiere per celebrare i 45 anni al manga che ha dato il via alla generazione dei Super Robot, ovvero i robot guidati da un pilota umano. Dopo di lui, dalla penna di Go Nagai, sarebbero arrivati il Grande Mazinga, Goldrake, Jeeg Robot d’acciaio e Getta Robot (senza contare le decine di epigoni, da Daltanious a Daitarn III).

Mazinga Z

Il fumetto di Mazinga Z (Mazinger in orginale) fece la sua prima comparsa sulla rivista “Weekly Shōnen Jump” nel 1972, mentre l’anime lo seguì da lì a pochi mesi. Il film sarà diretto da Junji Shimizu e Go Nagai ha annunciato che la premiere mondiale si terrà anche fuori dal Giappone anche se ancora non si sa se l’Italia farà parte dei Paesi interessati. Ma i fan italiani possono stare tranquilli: è già stato confermato che il film sarà distribuito anche da noi.

Mazinga Z

Non ci resta che aspettare!

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Chi ha inventato il cosplay

La pratica di trasvestirsi come personaggi di film e fumetti è associata al Giappone, ma l’idea venne a un’americana negli anni Trenta

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La pratica del “cosplay”, cioè vestirsi come personaggi di film, fumetti o cartoni animati a raduni e festival, è solitamente associata al Giappone ma, come racconta Jennifer Culp in un articolo sul sito Racked, fu inventata da una donna americana, Myrtle R. Douglas. Nel 1939 Douglas, che era nata nel 1904, partecipò alla prima World Science Fiction Convention (Worldcon) della storia insieme al suo compagno, Forrest J. Ackerman: entrambi indossavano dei futuristicostumes (letteralmente, “costumi futuristici”) ispirati al film del 1936 La vita futura, tratto dal romanzo di H. G. Wells The Shape of Things to Come. I costumi furono disegnati e realizzati da Douglas, che per questo viene considerata la prima cosplayer.

Myrtle Rebecca Douglas era atea, faceva parte della Los Angeles Science Fiction Society ed era una sostenitrice dell’uso dell’esperanto; tra il 1938 e il 1958 curò tre diverse fanzine di fantascienza, occupandosi di ogni dettaglio, dai contenuti alla stampa. Si faceva chiamare Morojo, un soprannome che inventò unendo le iniziali dei suoi nomi (M e R) e quella del secondo nome del suo compagno (J). Si sposò tre volte ed ebbe un figlio, ma con Ackerman – che incontrò durante un corso di esperanto – non si sposò mai; la loro relazione, sentimentale e creativa, durò dieci anni, fino alla metà degli anni Quaranta. Ackerman ebbe certamente un ruolo nell’invenzione del cosplay, ma fu Douglas l’ideatrice principale, dato che fu lei a disegnare e realizzare i costumi. Quello di Ackerman aveva grandi spalline e pantaloni alla zuava, quello di Douglas era una tutina con un mantello: due costumi molto simili a quelli di tanti supereroi.

Nelle edizioni successive del Worldcon sempre più persone si travestirono come i loro personaggi di film e libri preferiti, e vennero organizzate gare per premiare i costumi più belli e originali. Douglas si travestì sia per l’edizione del 1941 che per quella del 1946 (tra il ’42 e il ’45 il raduno non si tenne a causa della Seconda guerra mondiale). In entrambe le occasioni i suoi costumi erano ispirati ai libri fantasy del giornalista e scrittore Abraham Merritt. Tra il 1941 e il 1958, anche dopo la rottura con Ackerman, Douglas continuò a frequentare il mondo della fantascienza e curò una fanzine in esperanto chiamata Guteto.

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Cosplayer che indossano costumi ispirati a Star Wars al WonderCon 2016, a Los Angeles, il 25 marzo 2016 

Nel tempo a travestirsi non furono più solo gli appassionati di fantascienza, ma anche quelli di narrativa fantasy, di fumetti e manga, e poi di videogiochi e cartoni animati. Il termine “cosplay” fu coniato nel 1983 dallo scrittore giapponese Nobuyuki Takahashi a partire da “costume” e “play”. In Giappone – dove i raduni degli appassionati di fantascienza si svolgevano dagli anni Sessanta – esisteva già una parola per descrivere la pratica di travestirsi, “kasou“. Nell’articolo su Racked, Culp scrive che riconoscere il ruolo di Douglas nella storia del cosplay è importante perché quello dei “nerd” appassionati di fantascienza, di fumetti e videogiochi è un mondo piuttosto misogino o perlomeno poco accogliente nei confronti delle donne. Dopo che nel 2013 all’Aki-con di Seattle, negli Stati Uniti, una cosplayer minorenne venne sessualmente molestata, in molti si accorsero del problema e cercarono di reagire lanciando, tra le altre cose, una campagna social con lo slogan #CosplayIsNotConsent, a ribadire che se una ragazza si traveste non significa automaticamente che sia sessualmente disponibile.

La storia di Douglas è stata raccontata in una fanzine realizzata da Ackerman e da un suo amico, Elmer Perdue, dopo la morte di Douglas, avvenuta nel 1964. Douglas visse gli ultimi anni della sua vita nel deserto della California meridionale insieme al suo terzo marito, con cui condivideva una nuova passione, apparentemente in contrasto con il cosplay: il nudismo.